il Dualismo Suono/Silenzio
di Edoardo
Bridda
"Tutte le volte che la genesi del mondo è descritta con sufficiente
precisione, un elemento acustico interviene nel momento decisivo dell'azione.
Nell'istante in cui un dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso
o a un altro dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l'uomo, egli emette
un suono."
(Italo Calvino, Palomar, Mondadori, Milano, 1994)
"E se fosse nella pausa e non nel fischio che i merli si parlano? Parlarsi
tacendo o fischiando è sempre possibile; il problema è capirsi"
(A. Padovani, E. Bottero Pedagogia della musica: orientamenti e proposte didattiche
per la formazione di base, Guerrini e associati, Milano, 2000)
Non c'è dubbio che la dualità rumore/silenzio interessi l'intera
storia della specie umana, venendo sempre piu' fortemente alla ribalta anche
nel mondo musicale occidentale. Teologi, filosofi e storici si sono occupati
di questo tema riconducendo sempre l'attività umana al suono, senza negare
che proprio il suono è tale in relazione al silenzio su cui si staglia.
Se il suono è la Vita, esso si oppone con forza al silenzio.
Ma è anche vero che quest'ultimo è la base su cui esso si stratifica.
Quel bene prezioso che è il silenzio è quindi essenzialmente
l'altra faccia della medaglia, non solo nella comunicazione, più in generale
rappresenta un elemento indispensabile nella percezione sensoriale. Ritornando
a parlare alla caverna
sonora intrauterina possiamo intendere anche l'intervallo tra un battito
cardiaco ed il successivo come un silenzio non assoluto ma come una pausa di
senso e ora possiamo aggiungere che, al di fuori del utero materno, questa dicotomia
primaria si è sempre declinata in modo diverso lungo tutta la storia
della nostra civiltà. Condizioni storiche e luoghi geografici (ambienti)
hanno sempre influito sulla percezione acustica, con le proprie sfumature e
caratteristiche ritmiche, sul modo in cui percepiamo i suoni organizzati e i
suoi relativi silenzi.
A partire da una condizione acusticamente filtrata (il feto), ognuno di noi
si è trovato, una volta nato, a subire tutta la traumaticità dei
rumori ambientali. Prima del parto, del rumore di fondo c'era ed era percepito
nel grembo materno, ma era sotto "controllo", parte di uno sfondo
sul quale si costruiva una figura ritmica e l'eco della voce materna. Alla nascita
c'è uno shock, un distacco, insomma, la fine di un modo di essere della
Vita. I bambini fortunatamente sono praticamente sordi nel primissimo periodo
post-natale, riacquistare l'udito per loro è difficoltosissimo e anche
una volta riusciti nell'impresa lo scenario sonoro che si presenta loro risulta
complesso.
Da un punto di vista strutturale possiamo dire che l'uomo non è mai
stato in grado di organizzare tutti i suoni a proprio piacimento. Infatti il
sistema sonoro, che avvolge la nostra specie fin dall'inizio, ha sempre seguito
- e segue - logiche inumane: è spettato all'uomo, nel suo continuo
adattamento al suo ambiente, trovare un ordine da questo caos. Un ordine
sempre parziale e mai risolutivo. Persino oggi, in cui l'uomo è in grado
di registrare e di riprodurre ogni rumore e suono della natura attraverso specifiche
apparecchiature (e quindi di controllare e manipolare i rumori a lui sgraditi),
egli si trova (e sempre più) a dover fare i conti con lo stress provocato
da suoni che, di fatto, sono il frutto delle sue creazioni e delle sue conquiste
evolutive. Basti pensare che già Giulio Cesare nel 44 a. c. aveva emanato
una (la prima) ordinanza anti-rumore! Non bisogna dimenticare che il nostro
paesaggio sonoro si è profondamente modificato in seguito alla rivoluzione
industriale che ha portato ad una maggiore presenza di suoni e rumori continui.
Oggi il rumore di sottofondo è presente quasi ovunque e modifica inevitabilmente
il senso della nostra esperienza del silenzio e, per converso, del suo rapporto
con il suono. Non è un caso che molti musicisti d'avanguardia contemporanei
articolino la loro musica più sui silenzi che sui suoni, forse, come
affermava Cage, nell'intento di recuperare un qualcosa in via di estinzione.
Tuttavia i suoni ambientali, di adesso come di allora, sono altra cosa rispetto
alla Vita intesa nella contrapposizione Vita/non-vita, e lo sono sempre stati.
Le esperienze che più sono radicate nel sé bio-psichico dell'uomo,
come abbiamo detto, sono il ritmo cardiaco e un particolare tono di voce
materno (che è anch'esso ritmico). Le isole di ordine che noi chiamiamo
musica sono costrutti dell'uomo che, nel suo relazionarsi all'ambiente, ha estrapolato
suoni e rumori dalla natura giustificandoli in qualche modo. Da un'altra angolazione,
possiamo aggiungere che la dualitá suono/silenzio segue un po' le stesse
logiche di quella figura/sfondo. Quest'ultima è il prodotto di una rete
di abitudini culturali e percettive in cui l'esperienza tende a essere organizzata
secondo linee prospettiche che comprendano un primo piano, uno sfondo e un lontano
orizzonte, secondo un'abitudine che è profondamente radicata nella nostra
cultura occidentale. Suono e silenzio, a seconda del periodo storico-geografico
e dello stile musicale, possono essere visti come lo sfondo l'uno dell'altro.
Prendiamo due esempi contemporanei. Se sembra scontato che il basso in un brano
hard rock sia relegato in uno sfondo è perché siamo stati educati
al culto della chitarra, per cui, anche quando il basso si sente e "fa
bene il suo lavoro" siamo distratti dalla "rumorosa" performance
chitarristica. Per contro, se sembra bizzarro alle nostre orecchie che un musicista
d'avanguardia contemporanea basi tutta la sua arte sui silenzi - su note appena
accennate -, è perché per noi il silenzio è, probabilmente,
un bene senza valore. Il denominatore comune di entrambi gli esempi è
che noi inevitabilmente udiamo in base ai condizionamenti del nostro "orecchio
culturale". Infatti, mentre il rock è tutto intento a difendere
il rumore dal silenzio (rumore=vita, silenzio=morte), la musica d'avanguardia
si concentra nel conservare il silenzio dal pericolo del rumore (rumore=disagio
psichico, silenzio=pace, sé bios).
Un pubblico di residenti in una grande metropoli, difendendosi dalla socioacusia
(la perdita di udito dovuta all'esposizione quotidiana al rumore) osserverà
il rumore con le categorie del silenzio, disponendo sullo sfondo il chiasso
ed esaltando la quiete. Un pubblico desideroso di appropriarsi della città
(di viverla) invertirà questo rapporto esaltando il rumore contro il
silenzio.
Suono e silenzio, se presi da soli, sono categorie incomplete e possono essere
fuorvianti nella nostra analisi. La musica, anche se profondamente diversa tra
un genere e un altro, come da un paese all'altro, anche costituita da un semplice
ritmo o dal solo canto di monosillabi, parla senza intermediari. Se la sentiamo
sensorialmente, invece di ascoltarla, possiamo accedere al suo significato più
originario. Il discorso sul bambino è fondamentale proprio per questo:
egli può trovare giovamento sia dai silenzi sia dai suoni, esperienze
già radicate nel suo sé bios come alternanza cardiaca e fetale
tra una 'toc' e un istante vuoto, purché questi fatti sonori stimolino
la sua creatività e il suo bisogno di relazionarsi al mondo della vita.
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