La nascita della radio e levoluzione turbolenta
di Giancarlo Livraghi
Alla fine del 2001 si è festeggiato solennemente
il centenario dellinvenzione di Marconi presentandola
come la nascita della radio. Come molte ricorrenze,
anche questa è sbagliata. Uno dei pochi ad
accorgersene fu un critico televisivo, Aldo Grasso, che dopo
una trasmissione celebrativa della Rai pubblicò sul
Corriere della Sera queste sensate osservazioni.
Il centenario che si sta celebrando (il 12 dicembre 1901
Marconi collegava per la prima volta Europa e America con un
segnale radiotelegrafico) non centra nulla con la radio.
È stata una grandissima scoperta, ma riguarda unaltra
storia, quella della telegrafia senza fili. Di radio, di
broadcasting, si comincia a parlare, e a sperimentare,
qualche anno dopo: con Fessenden nel 1906, Majorana nel 1909,
Sarnoff nel 1916. Il dettaglio sembrerebbe insignificante se
non fosse la spia di due ideologie molto diffuse: una
riguarda la scienza e laltra i media. Siamo convinti che lo
sviluppo scientifico abbia un ineludibile destino lineare e
progressivo; dunque, dopo la scoperta del telegrafo, deve
arrivare per forza quella della radio. Ma la
storia dei media non è così deterministica:
dietro al telegrafo e dietro alla radio ci sono due
concezioni storiche molto differenti.
In realtà lo sviluppo scientifico non è mai
stato lineare, né deterministico ed
è sempre stato fortemente influenzato da fattori
culturali. Levoluzione tecnologica è complessa e
turbolenta. Diceva John Naisbitt in Megatrends (1982):
I futurologi del sensazionale sbagliano sempre,
perché credono che linnovazione tecnologica proceda
in linea retta. Non lo fa. Oscilla, rimbalza, sbanda e traballa.
Che si potesse trasmettere con le onde
hertziane era cosa nota da quando lo aveva dimostrato
Rudolph Hertz nel 1888. Guglielmo Marconi aveva fatto i primi
esperimenti nel 1895 e realizzato un collegamento fra
lInghilterra e la Francia nel 1897. Il 12 dicembre 1901
avvenne un fatto importante: la prima trasmissione
transoceanica, che apriva la via alle comunicazioni su scala
globale. Ma si trattava di telegrafo in codice
digitale (alfabeto Morse) e non era
broadcasting, comunicazione diffusa. Né Marconi
né altri avevano immaginato che potesse nascere
qualcosa come la radio.
Le radiodiffusioni erano e sono un concetto
completamente diverso, che fu sviluppato alcuni anni
più tardi. Dopo gli esperimenti fra il 1906 e il 1916,
la prima emittente radiofonica nacque nel 1920 negli Stati
Uniti e negli anni seguenti si diffuse in Europa (in Italia
nel 1924). Fu, è vero, uno sviluppo veloce rispetto
ad altre evoluzioni che ebbero percorsi molto più lunghi.
Ma quasi nessuno capì, al tempo in cui le premesse
tecnologiche si consolidavano, quali sarebbero state le conseguenze
dei nascenti sistemi di comunicazione globale.
Sullevoluzione delle risorse di comunicazione e informazione
dal 1700 a oggi vedi la cronologia nellappendice
a Lumanità dellinternet.
Anche la televisione ebbe uno sviluppo discontinuo.
Definita come concetto fin dal 1884, esisteva come tecnologia
sperimentale nel 1925 ma non si diffuse prima degli anni
50. E molti, allinizio, credevano che non sarebbe stata
più di un giocattolo snobistico per pochi.
Si può sempre imparare molto dallanalisi della
storia. La morale, in questo caso, è che
la disponibilità di risorse tecniche è una
premessa necessaria, ma non determina il corso degli eventi
che deriva dalle scelte umane, dalla società e dalla cultura.
È interessante ed educativo capire a posteriori
queste evoluzioni. Ma è molto difficile prevederle.
Oggi la moltiplicazione delle innovazioni tecniche (alcune significative, molte
di scarsa utilità) è sovrabbondante, disorientante e confusa.
Governarla è difficile, intuirne il percorso è un processo incerto
che deve essere sottoposto a continuo dubbio e verifica. Come dimostra il fatto
che tanti oggi, nellaffanno di far tornare i conti, si precipitano
in trastulli e gimmick, soluzioni palliative e di corto respiro, pur
di tenere provvisoriamente in piedi un traballante fatturato (vedi Percorsi
possibili di un mercato maturo). La logica degli espedienti
può essere un rattoppo temporaneo in alcune prospettive di breve periodo.
Ma non sono queste le soluzioni su cui si possano basare solidi e duraturi sviluppi,
che possono solo radicarsi in autentiche, e non effimere, esigenze umane.
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