Prossemica e mimica facciale
di Paola Celentin
La distanza fra i corpi
Tutti gli animali vivono in una sorta di bolla virtuale che rappresenta la loro intimità
e che ha il raggio della distanza di sicurezza, cioè quella che consente
di difendersi da un attacco o di iniziare una fuga. Negli uomini, essa è
di circa 60 cm., cioè la distanza del braccio teso.
La "bolla" è un dato di natura, mentre la sua dimensione e
il suo valore di intimità sono dati di cultura e quindi variano: l'infrazione
alle regole "prossemiche", cioè alla grammatica che regola
la distanza interpersonale, può generare una escalation, cioè
far interpretare come aggressivi e invasivi, quindi degni di una reazione adeguata,
dei movimenti di avvicinamento che non hanno questo significato nella cultura
di chi li ha compiuti.
Vediamo qui di seguito come vengono interpretate nelle varie culture le diverse
maniere di avvicinarsi e di porsi in presenza di un altro o di altri.
Forme di contatto
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in Italia
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altrove
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Contatto frontale
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la sfera dell'intimità è data dalla distanza di un braccio
teso
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culture della costa europea del Mediterraneo: idem, chi si avvicina
troppo invade il campo dell'altro, mettendolo a disagio e dandogli la
sensazione di essere aggredito
nel Mediterraneo arabo: la distanza si riduce, chi parla tocca spesso
l'interlocutore sul petto o sul braccio
culture europee non mediterranee e americane: i due interlocutori restano
a distanza di un doppio braccio
in Giappone, a Mosca: lo spazio personale è molto ridotto e quindi
il contatto è obbligato e non si dice mai "permesso?"
o "scusi!"
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Contatto laterale
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Soprattutto al Nord, è escluso l'eccesso di contatto fra uomini,
visto come esibizione di omosessualità o ubriachezza
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molte culture mediterranee: anche i maschi si prendono a braccetto tra
di loro
nei paesi arabi: i maschi si prendono anche per mano
nel resto d'Europa: come in Italia
zone rurali dell'Oriente sopravvive l'abitudine di prendersi per mano
tra persone dello stesso sesso
in Giappone: prendersi a braccetto, camminare molto vicini, a contatto
di spalla, hanno una connotazione sessuale
in Turchia e in altre zone di cerniera tra Europa ed Asia: mettere la
mano sulla spalla di uno straniero significa "Caro ospite, lascia
che ti guidi"
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Bacio
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Due baci sulle guance tra donne o tra donna e uomo sono sempre ammessi,
tra uomini solo in casi eccezionali (ad es.: condoglianze)
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in Giappone: un bacio in pubblico, anche tra padre e figlio, è
escluso categoricamente
in Turchia ed in altre culture medio-orientali: il bacio è d'obbligo
anche tra giovani maschi
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Spazio personale nel luogo di lavoro
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Il luogo chiuso indica maggior prestigio ma anche maggior rispetto degli
altri; il visitatore deve bussare ma spesso non attende la risposta "avanti"
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i giapponesi: preferiscono, anche ad alti livelli gerarchici, gli spazi
aperti in cui esibire il proprio ruolo
i nordici: interpretano lo spazio aperto come una mancanza di rispetto,
"Me ne frego di disturbarti"
in Germania o negli Stati Uniti: il visitatore comunica rispetto per il
territorio altrui tenendo la mano appoggiata allo stipite, ma i tedeschi
di solito tengono le porte chiuse, mentre gli statunitensi aperte
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L'espressione del volto
Esprimere emozioni, sensazioni, giudizi, pensieri con la mimica
facciale è una cosa "ovvia" nell'Europa mediterranea, in Russia
e in alcune aree degli Stati Uniti; ma in Europa settentrionale ci si attende
che queste espressioni siano abbastanza controllate, mentre in Oriente esse
sono poco gradite, tanto che si educano i bambini fin da piccoli ad una certa
imperscrutabilità, alla riservatezza riguardo i propri sentimenti.
In alcune culture, come quella turca, tale controllo è richiesto soprattutto
alle donne, che devono essere impassibili.
L'Italiano spesso esprime le proprie impressioni e sensazioni più con
il viso che con le parole, attraverso una mimica facciale molto articolata.
Frequentemente, infatti, facendo il resoconto del dialogo avuto con una persona
ci troviamo a dire: "E poi ha fatto una faccia, come a dire
".
Per noi è quindi del tutto usuale lasciar trasparire in questo modo il
nostro pensiero, convinti che ciò sia indice di sincerità. Non
funziona sempre così presso gli altri popoli, come ad esempio i Giapponesi,
la cui rigida maschera facciale è una vera e propria necessità
sociale. Difficile per loro quindi non solo interpretare i nostri segnali ma
anche capirne la necessità, visto che esistono le parole per comunicare
meglio e in maniera meno suscettibile di fraintendimenti la stessa cosa.
Il contatto oculare si presta allo stesso tipo di fraintendimento: per quasi
tutte le culture il fissare la persona che sta parlando è segno di attenzione
e interesse per quello che sta dicendo; gli orientali, invece, esprimono la
propria concentrazione abbassando gli occhi o addirittura chiudendoli, in una
sorta di meditazione.
Altre culture, come ad esempio quella tedesca, si avvalgono della mimica, ma
con meno frequenza e enfasi, e danno quindi l'impressione di essere più
"freddi", difficilmente infatti è possibile reperire le loro
emozioni dallo sguardo o dalla piega della bocca.
Infine, un cenno particolare va fatto allo "sbuffare" tipico dei francesi,
che spesso gonfiano le guance e lasciano uscire rumorosamente l'aria per esprimere
l'irritazione.
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