Gli occhi, specchio dell'anima
di Marco
Pacori - Tuttoscienze n. 877, La Stampa, anno 133, n. 156 - 09.06.1999
Gli occhi, l'avremmo detto o sentito un migliaio di volte, possono essere
furbi, tristi, vacui, intelligenti e quant'altro ancora. Non si tratta unicamente
di modi di dire; la psicologia ha fornito prove più che convincenti che le intuizioni
popolari sono una volta tanto valide. La moderna scienza della comunicazione
non verbale ha permesso di identificare con precisione l'espressione che
lo sguardo assume quando siamo in collera o abbiamo paura; quando ci sentiamo
tristi o felici. Si sa anche che un certo modo di guardare sfuggente, guizzante,
incerto é spesso un indizio che l'interlocutore sta mentendo. La sessuologia
ha poi constatato come la dilatazione della pupilla e la luminosità dell'occhio
siano indiscussi segni di interesse e di attrazione.
Ma l'avremmo previsto mai che basandoci sul solo colore degli
occhi, saremmo stati in grado di fare ipotesi molto verosimili sul temperamento,
sulle attitudini e addirittura sulle preferenze artistiche di chi ci sta di
fronte? Una vasta serie di ricerche sembra dare atto che esiste una relazione
tra colore dell'iride (la regione colorata dell'occhio) e una particolare
disposizione del carattere e del comportamento.
In un recente numero della rivista "Development Psychology"
è stato riportato l'esito sorprendente di una ricerca condotta su bambini
in età prescolare. Nella prima infanzia uno dei contrassegni più accurati della
timidezza é il colore degli occhi: chi é inibito con buona probabilità ha gli
occhi azzurri! Lo studio eseguito dagli psicologi Coplan, Coleman e Rubin dell'Università
di Carleton di Ottawa in Canada é la conferma definitiva di una serie di indagini
che l'hanno preceduta. La corrispondenza scoperta viene meno dopo i 4-5
anni, quando il bambino comincia a frequentare la scuola e ha di conseguenza
maggiori contatti con coetanei ed adulti. A quel punto, commentano i ricercatori
Rubin e Both, lo svantaggio iniziale di chi ha gli occhi chiari viene bilanciato
dall'interazione con l'ambiente, rimettendo tutti sullo stesso piano.
Rosenberg e Kagan, altri due studiosi che hanno investigato il riguardo, ritengono
che alla base del rapporto fra occhi celesti e inibizione ci sia un comune substrato
biologico. Numerose altre ricerche analoghe sembrano dimostrare la fondatezza
di questa ipotesi.
Studi paralleli hanno infatti dato prova dell'esistenza negli
individui con gli occhi scuri di un maggiore stato di reattività neurofisiologica
e mentale; questa condizione li rende più scattanti, dinamici e vivaci rispetto
alle persone con l'iride chiara, che appaiono tendenzialmente più pacate,
moderate e riflessive, ma anche, per lo meno nei primi anni di vita, meno socievoli
e più schive. La causa di queste due diverse predisposizioni sembrerebbe
dipendere da una sostanza naturalmente presente nel nostro cervello che, in
funzione del suo ammontare, renderebbe il sistema nervoso più o meno eccitabile.
Il nome di questo elemento é neuromelanina e si trova anche nell'iride e
nella pelle (dove é chiamato melanina o eumelanina) determinando il colorito
di questi tessuti. La neuromelanina appare in grado di facilitare gli scambi
nervosi, accelerandone la trasmissione. Il pigmento degli occhi e il suo omologo
cerebrale sembrano andare di pari passo: in altre parole, alte concentrazioni
di melanina nell'iride (e quindi occhi molto scuri) corrisponderebbero ad
un altrettanto elevato livello di neuromelanina (e ad una grande reattività
nervosa). L'inverso accadrebbe se gli occhi sono chiari.
Un'indagine di Miller e altri dell'Università di Louisville sembra
dare peso a questa spiegazione. Questi psicologi hanno constato come gli individui
con gli occhi scuri forniscano in media prestazioni migliori in attività fisiche
che richiedano una bassa soglia di reazione come la boxe o il giocare in difesa
nel football; mentre chi ha gli occhi chiari pare dia il meglio di sè in sport
più misurati e di precisione come il bowling o il golf. Lo stato di più alta
eccitazione delle persone dagli occhi bruni é una condizione generalizzata che
coinvolge non solo la mente, ma l'intero organismo. Uno staff di medici
coordinato da Friedl ha riferito su "Autonomic Nervous System"
il risultato di un esperimento in cui era stata iniettata dell'atropina
(un sedativo) a un gruppo di uomini di età tra i 20 e i 30 anni. E' emerso
che gli individui reagivano diversamente a seconda del colore degli occhi: chi
aveva gli occhi castani esibiva un rallentamento del battito del cuore per un
intervallo inferiore rispetto a chi possedeva l'iride chiara. Inoltre, la ripresa
del normale ritmo cardiaco avveniva per questi ultimi con una progressione molto
più lenta. In uno studio affine, un equipe medica del "Kaiser
Permanente Medical Care Program" di Oakland, ha esaminato 1.031 persone
che soffrivano di ipertensione e altrettante con livelli medi di pressione.
Si é così appurato che gli individui maggiormente a rischio di ipertensione
(un correlato in genere dell'eccitabilità) avevano in misura statisticamente
significativa l'iride di colore bruno.
Gli occhi scuri suggeriscono che l'individuo é anche più impressionabile
di chi li ha chiari. E' quanto ha dimostrato lo psicologo Markle. Lo studioso
ha esposto a delle scene in TV un rilevante numero di individui di entrambi
i sessi. Le immagini riguardavano situazioni neutre, violente oppure di accoppiamento
fra animali. Le reazioni erano testate con una sorta di macchina della
verità. Facendo quindi un confronto fra colore degli occhi e intensità delle
risposte emotive é apparso evidente che chi aveva gli occhi scuri aveva reagito
in modo più forte; e, per contro, le "iridi celesti" erano rimaste
più impassibili.
Persino il giudizio estetico é connesso al colore degli occhi. Da indagini
sulle preferenze per forme e colori si é rilevato come chi ha gli occhi castani
o neri tende a prediligere figure simmetriche, oggetti complessi e strutture
che presentino un grande numero di angoli. Al contrario, le persone con gli
occhi chiari dichiarano un maggiore gradimento per forme più ordinarie, regolari
e non sono particolarmente sensibili al colore. Quest'ultimo dato é stato
provato sempre da una ricerca di Markle. Lo psicologo aveva sottoposto un gruppo
di soggetti al test di Rorshach (il test in cui vengono mostrate delle macchie
di china e viene chiesto cosa ci si vede). 7 tavole del test su dieci
sono in bianco e nero e 3 a colori. Dall'esame dei risultati, il ricercatore
ha constato come in generale chi aveva gli occhi chiari avesse visto nell'insieme
un maggior numero di profili; tuttavia, in relazione alle tavole a colori (elaborate
proprio per verificare l'effetto dell'emotività), il rapporto si invertiva:
erano gli individui con gli occhi scuri a rintracciare il numero più grande
di forme.
Partendo da queste osservazioni, altri studiosi hanno voluto verificare se
queste diversità avessero un rilievo anche in relazione al tipo di trattamento
psicologico. Gli studi che hanno coinvolto bambini e giovani adulti, hanno rivelato
che chi ha gli occhi scuri da risultati migliori con interventi di tipo comportamentale
che prevedono un maggiore coinvolgimento dell'individuo e una partecipazione
più attiva. Per converso, gli individui con gli occhi celesti trovano più giovamento
con terapie basate sul dialogo o comunque più "cerebrali".
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