Verso un linguaggio globale
di Antonio Zoppetti
I limiti della parola scritta
In un numero della rivista futurista Zang Tumb Tumb del 1914, Marinetti
descriveva una scena di guerra usando le parole in modo che rappresentassero
graficamente quello che stava accadendo. Per questo, sopra l'espressione "villaggi
turchi incendiati" si sollevavano verticalmente alcune parole come "fiamme
giganti" e "colonne di fumo": in modo da disegnare la scena attraverso
una corrispondenza visiva tra testo e avvenimenti.
L'esigenza di Marinetti era quella di superare i limiti del linguaggio e delle
regole grammaticali nei quali la letteratura era intrappolata. Allo stesso modo,
nei Manifesti del Futurismo, proponeva una rivoluzione tipografica "diretta
contro la bestiale e nauseante concezione del libro" tradizionale: "noi
useremo in una medesima pagina tre o quattro colori diversi di inchiostro, e
anche 20 caratteri tipografici diversi", con lo scopo di aumentare la forza
espressiva delle parole.
C'è da chiedersi se Marinetti, o altre avanguardie artistiche di quel
periodo, avessero avuto a disposizione uno strumento espressivo "totale"
come il computer in quale modo avrebbero pensato di utilizzarlo.
L'esigenza di oltrepassare e scardinare le restrizioni di un codice espressivo
è un'antica esigenza dell'umanità che si può rintracciare
in numerose correnti artistiche.
Se vogliamo spingerci oltre, possiamo ritrovare in alcune correnti di pensiero
irrazionaliste delle prese di posizione ancora più radicali. Se il linguaggio
è un'espressione del nostro modo di pensare, c'è chi ha sottolineato
come la forma razionale con cui esprimiamo il nostro stesso pensiero è
inadeguata a comprendere e descrivere la complessità del mondo e dell'esperienza.
Per questo numerosi filosofi hanno tentato di fondare un nuovo linguaggio per
comunicare il loro pensiero e su cui fondare la propria filosofia. E così
Nietzsche riscopriva un linguaggio di aforismi, metafore e miti per esprimere
il suo pensiero vitalista. Husserl, nella Crisi delle scienze avvertiva
i limiti del pensiero e del linguaggio razionale e scientifico occidentale e
tentava di fondare un nuovo metodo filosofico - la fenomenologia - in grado
di recuperare la frattura con il "mondo della vita". Wittgenstein
inseguiva il sogno di costruire un linguaggio universale in grado di esprimere
la "forma logica", e cioè il vero modo di pensare dell'uomo,
così diverso da quello che emerge attraverso il linguaggio naturale.
Intanto, mentre Freud aveva svelato i meccanismi inconsci, simbolici
e affettivi del pensiero e del linguaggio umano, in ambito artistico alcune
correnti di poeti, pittori e musicisti proclamavano nuove, più libere
e rivoluzionarie poetiche che superassero i limiti dei codici espressivi a cui
erano incatenate.
Al di là dei diversi problemi e delle diverse soluzioni, tutte queste
correnti hanno in comune il fatto di risentire di tutti i limiti delle regole
e dei codici espressivi utilizzati e di tentare di ampliarli e sorpassarli.
La contraddizione è che da un lato ci sono la complessità e le
infinite sfaccettature del mondo della vita, dall'altro l'inadeguatezza dei
codici espressivi monomediali. La ricchezza della vita, della comunicazione
orale fatta contemporaneamente di parole, intonazioni, atteggiamenti, gestualità,
sguardi è perciò intraducibile attraverso i linguaggi tradizionali,
tutti parziali e limitati.
La domanda che ci si può porre è allora se attraverso il computer
non abbiamo a disposizione un nuovo modo di comunicare in grado di rispondere
in modo più efficace a tutte queste esigenze. Già con l'invenzione
del cinematografo abbiamo assistito alla nascita di un nuovo potente linguaggio
espressivo in cui molti codici sono confluiti e si sono fusi insieme. Tuttavia,
attraverso il computer abbiamo a disposizione un supporto ancora più
potente. Siamo di fronte a un'innovazione tecnologica che ci permette di recuperare
anche la parola scritta - amplificata in modo ipertestuale - e di fonderla insieme
agli altri media in un linguaggio globale.
Per ora questa strada è soltanto potenziale, questo nuovo linguaggio
è soltanto un sogno che possiamo intravedere, un'ipotesi che siamo ancora
lontani da aver realizzato. I primi goffi e banali tentativi a cui stiamo assistendo
sono probabilmente destinati a farci sorridere nel giro di pochi anni, esattamente
come ci può far sorridere l'ingenuità delle prime pellicole realizzate
ormai oltre un secolo fa.
Il percorso da intraprendere, tuttavia, è molto affascinante. Il linguaggio
globale permette infatti non solo di generare una nuova forma di arte e di letteratura,
ma anche di avere a disposizione un nuovo potente e completo strumento di comprensione
e di comunicazione delle nostre conoscenze. Il problema è quello di trovare
appropriate soluzioni, equilibri e rapporti per la convivenza di tutti i media
sullo stesso supporto.
Copyright (C) 2002 Linguaggio Globale - Zopper di Antonio Zoppetti
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