Definizioni di comunicazione
Secondo James W. Carey, ci sono due definizioni contrastanti della comunicazione.
La prima, quella che enfatizza la trasmissione del messaggio nell'atto comunicativo,
definisce il processo della comunicazione facendo uso delle nozioni di emittente,
canale, ricevente. Secondo questa lettura, che è poi quella che negli
U.S.A ha raccolto maggiori consensi, i mezzi di comunicazione sono semplicemente
canali che permettono di trasportare, da una parte all'altra nello spazio, i
messaggi che qualcuno (l'emittente) invia a qualcun'altro (il ricevente). Il
proposito che sottende questa visione del processo comunicativo è il
controllo dello spazio e delle persone. Le tecnologie della comunicazione sono
state (e sono tuttora) pensate e utilizzate per diffondere idee, opinioni e
valori con la finalità di istituire dei legami ideologici, superando
le barriere fisiche dello spazio.
La lettura che vede la comunicazione nei termini della ritualità, va
invece decisamente contro queste assunzioni. L'intreccio complesso di legami
ideologici, politici ed economici che tiene assieme una comunità sociale
non può costituirsi di certo sulla base di informazioni 'spedite' da
un capo all'altro del mondo. La forza che cementa la compattezza di un gruppo
sociale è piuttosto la partecipazione, ovvero la condivisione profonda
dei riti e degli eventi su cui si salda nel tempo una identità comune.
I termini che meglio definiscono la comunicazione rituale sono, tra gli altri,
'condivisione', 'partecipazione', 'associazione', 'fratellanza' e 'fede'.
La visione rituale della comunicazione non è diretta all'estensione di
messaggi nello spazio, ma verso la conservazione della società nel tempo,
verso la costruzione di credenze condivise.
Il bisogno umano di attribuire un senso complessivo all'azione passando attraverso
gli edifici simbolici della cultura è intimamente connesso appunto alla
nostra costituzione antropologica. Gli esseri umani non possono, per vivere,
fare a meno del linguaggio e della cultura: è impossibile che esista
una società senza cultura. La cultura tuttavia è instabile, limitata
e subisce continui aggiustamenti; quello che più ci fa paura è
proprio la perdita dell'orientamento direzionale che è garantito dalla
fiducia nelle componenti culturali determinanti (valori morali, categorie, ecc.).
Dal momento che siamo 'animali linguistici', l'unica strada che abbiamo per
tenere in piedi i nostri rassicuranti mondi simbolici è la loro riproduzione
in forma di rappresentazioni. Così, dai miti dell'origine alla cronaca
giornalistica, non si contano gli sforzi umani per preservare l'unità
e l'identità della cultura.
di Linda Scotti
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