Il cerchio della comunicazione
Quando parliamo con qualcuno, quanto pesa il nostro stato emotivo? Sì
molto, lo sappiamo tutti sulla pelle delle esperienze che abbiamo vissuto. Si
dice, infatti, che si avvia un incontro con "il piede giusto", oppure
con "il piede sbagliato" e, a seconda del caso, l'esito finale sarà
ipotecato da questa scelta di partenza.
Che ne dite, ad esempio, di una conversazione che comincia con un "Adesso
stai ad ascoltarmi perchè sono stufo della tua indifferenza!"? Insomma,
per quanto un'affermazione del genere sia supportata dai fatti, si può
immaginare che chi ascolta abbia già perso la voglia di stare a sentire
il seguito del discorso.
C'è chi sostiene che, quello che conta davvero, è la sostanza
di un discorso, ovvero le informazioni e i fatti da raccontare agli altri. L'esempio
qui sopra e, credo, anche le "testate" prese nel corso della vita,
dimostrano che è la forma a contare più della sostanza.
Anzi, è proprio la forma che "impacchetta"
il messaggio e gli attribuisce un significato ben preciso.
Un esempio che illumina questo punto è l'uso di un linguaggio connotato
dal segno + o dal segno - . Sì, perchè il linguaggio funziona
come una pila: ha un polo positivo e un polo negativo. I poli opposti
sono in perfetta corrispondenza con i nostri stati emotivi e mentali. Se ci
sentiamo bene, in pace con l'umanità e con il sole che splende alto nel
cielo, allora saremo come un meraviglioso focolare che scalda e illumina le persone
vicino a noi. Al contrario, se le cose girano dalla parte sbagliata, fuori grandina
e siamo di pessimo umore, ecco che tutto si colora di grigio e diventiamo insopportabili.

La nostra comunicazione con gli altri, in questo senso, è spesso uno
specchio fedele del nostro stato interno. Quando parliamo con qualcuno e "condiamo"
il nostro discorso con parole come "triste", "ansioso",
"incerto", si può immaginare facilmente qual è l'effetto
che otteniamo sull'umore del malcapitato.

Usare un linguaggio positivo ci aiuta a far partire il discorso sempre con
"il piede giusto". Chi ci sente parlare con termini come "sviluppo",
"soluzione", "fiducia", è certo ben contento di starci
a sentire e sarà più disponibile ad ascoltare le nostre idee.
Per chiarire meglio questo punto, è importante aggiungere altre due considerazioni:
- Far uso di una terminologia positiva o negativa dipende dal nostro modo
di guardare e valutare le cose. Questo per dire che, se vediamo la vita
come un campo minato sempre pronto a procurarci qualche ferita, sarà
poi impossibile usare un linguaggio positivo.
- La comunicazione, secondo me, si poggia sempre su basi di etica.
Se usiamo parole ricche di messaggi positivi per convincere il prossimo della
nostra buona fede e poi commettiamo crimini di ogni genere, allora prendiamo
in giro noi stessi (insieme agli altri).
di Linda Scotti
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