Saper ascoltare
di Giancarlo Livraghi
Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante
sia sapersi esprimere. Ma non è così. Larte più sottile
e preziosa è saper ascoltare. Questo è vero in qualsiasi forma
di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Mentre scrivo
queste pagine sto cercando di ascoltare per immaginare che
cosa penserà chi legge, per ricordare ciò che ho imparato da chi
ha letto altre cose che ho scritto e mi ha aiutato a renderle più chiare.
Un libro che nessuno legge (o che nessuno trova utile o interessante) è
solo un mucchio di carta sporco di inchiostro.
La necessità di ascoltare è più immediatamente rilevante
quando si tratta di comunicazione interattiva. È importante in ogni dialogo,
ma soprattutto in rete anche se i nostri interlocutori sono invisibili
e in alcune situazioni non sappiamo chi sono (per esempio quando siamo in unarea
di dialogo collettivo di cui non conosciamo tutti i partecipanti).
Naturalmente ascoltare non significa usare solo ludito; ma
capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni. Anche
quando la comunicazione si trasmette con parole scritte anziché a
voce. E proprio perché non vediamo le altre persone (e non possono
correggerci subito, con una parola a con un gesto, se le capiamo male) dobbiamo
essere particolarmente attenti nellascoltare e capire.
Il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse. Di
solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure una percezione chiara
del loro gonfiato ma confuso io. Passano tutta la vita a coltivare
un sé immaginario, che cercano di imporre al prossimo. Il
problema è che spesso ci riescono, perché cè anche
nella natura umana il desiderio di essere seguaci, di accodarsi
a qualcun altro; e chi parla più forte ha ragione, anche se non sa quello
che sta dicendo. Il risultato è che si può coesistere, perfino
convivere, senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione.
La percezione può fare curiose magie. Stiamo davanti a uno schermo televisivo
su cui si muovono immagini piatte, persone alte una spanna. Sono
pupazzi; molto spesso identità costruite, che somigliano poco alle persone
reali come le potremmo percepire se le incontrassimo in carne e ossa. Ma nella
nostra mente quelle immagini si formano come veri esseri umani; impariamo ad
amarli, odiarli, a sentire simpatia o antipatia, a viverli fino
al punto che li sentiamo parte della nostra vita quotidiana. Si crea così,
davvero, un mondo virtuale che non riusciamo più a distinguere
da quello reale.
In rete non è così. Un giorno, forse, se tutto il mondo avrà
davvero voglia di comunicare con webcam o altri sistemi audiovisivi...
avremo ricreato nellinternet una specie di televisione per tutti.
Che avrà tutte le falsità della televisione a senso unico,
perché è difficile che una persona si comporti in modo naturale
e spontaneo quando sa di essere davanti a una telecamera.
Continua>>>
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